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NAPOLI FUTURISTA
In un preambolo di ostentato militarismo e opinabili italianità guerresche, “Napoli Futurista” (liberamente ispirato a la declamazione sinottica di Filippo Tommaso Marinetti e Francesco Cangiu lo) racconta l’ironia de la capitale partenopea colta da la sua, in fondo, conosciuta ma paradossale dinamicità. Non è una velocità da parate militari, que la raccontata dal testo, quanto un’eco bizzarra e rumorosa di un Meridione invaso dal caos dei mercati, da le sfilate di Santi e Madonne, da scugnizzi, donne glitterate e fuochi d’artificio. “Napoli Futurista” si prende gioco del razionalismo imperialista, a insaputa degli stessi autori che avevano steso il ritratto del celebre poema “Piedigrotta”, raccontando in un’escalation di manifesti e onomatopeiche pulsioni, il cuore di una città felice nel suo orgiastico mace lo. “Napoli Futurista” propone una rilettura di quel futurismo novecentesco, in vero strabiliante per evocazioni sostenute da la struttura dei versi, raccontando il nuovo secolo ne la capitale partenopea, fatto di neomelodico, richiami dai balconi, insulti da stadio virilissimi e sfoggio di estetiche pacchiane